Benvenuti nel nostro blog – la ricchezza di un’azienda agricola del Montello

Cosa vuole dire avere un’azienda agricola sul Montello?

In questa sorta di diario vogliamo darvi alcune informazioni generali e degli approfondimenti che caratterizzano la nostra azienda agricola e il territorio in cui essa è inserita: il Montello.

In particolare vogliamo parlarvi dei prodotti naturali che utilizziamo per le nostre coltivazioni, del mondo delle api, dell’olio di extravergine d’oliva, delle patate del Montello e di tutto ciò che come azienda agricola ci sta a cuore per la produzione dei frutti che può dare la magnifica collina del Montello.

Dal chicco alla farina

Dal chicco alla farina

Se d’estate siete venuti a fare le vostre passeggiate lungo le prese del Montello, vi sarà capitato di incontrare dei meravigliosi e dorati campi di grano.

Oggi vi vogliamo presentare il nostro frumento rigorosamente coltivato sul Montello, senza l’uso di diserbanti e macinato a pietra.

Due varietà diverse ma ugualmente interessanti.

Il Grano Verna

Il Verna nasce negli anni ’50 in Toscana, il suo nome viene dal Monte Verna nelle Foreste Casentinesi dove i frati erano soliti coltivare questa varietà. Oggi è diffuso soprattutto in Valdichiana e in Val d’Orcia, ma tutta Italia ne sta tornando ad ammirare le caratteristiche. C’è stata infatti una riscoperta di questo cereale, per lungo tempo gli era stato dato poco credito per via della resa produttiva non elevata, ma oggi, che c’è molto più interesse per la qualità dei prodotti e si ricercano sempre alternative locali particolari, il Verna è stato riscoperto ed è molto apprezzato.

A tutti gli effetti è un prodotto eccellente dalle grandi potenzialità. A livello di valori nutrizionali contiene infatti un contenuto di proteine totali modesto (15%), costituito soprattutto da albumine, glicoproteine e globuline. Tra queste proteine si trova anche il glutine (che rende questo grano molto adatto alla panificazione ma non indicato a chi soffre di celiachia). É importante sottolineare che una farina di grano Verna contenga solo lo 0,9% di glutine rispetto a una farina comune ottenuta da grano moderno (generalmente questi prodotti hanno un 14% di glutine) quindi è decisamente adatta a chi soffre di intolleranze leggere e vuole limitare il consumo di glutine ma non eliminarlo del tutto dalla propria dieta.

Il Grano Solehio

Il grano Solehio, frumento panificabile, è decisamente più moderno ma è un frumento di ottima qualità e pianificabilità, ha una forza (W) che si aggira tra i 170 e i 200.

La lavorazione a pietra permette di trasformare l’intero chicco del grano, riducendo al minimo la perdita di fibre, vitamine e minerali, oltre a rendere gli zuccheri più semplici da assimilare.

Pur contenendo tutte le parti del chicco, questa farina ha una granulometria molto fine, che la rende molto versatile e adatta alla preparazione di pane, pizza, focacce, pasta fresca ma anche crostate e biscotti.

La lavorazione

Come tutte le farine, anche quella di grano Verna e di grano Solehio possono essere ottenute mediante un mulino di tipo moderno oppure mediante un mulino in pietra:

* con il mulino di tipo moderno, i chicchi vengono macinati e frantumati mediante un meccanismo a cilindri che muovendo un setaccio che oscilla, trattiene la parte più esterna del chicco, la crusca, e produce la prima farina piuttosto grossolana. Questo primo processo dà avvio a quello che viene chiamato “processo di abburattamento” della farina che ripetendosi, con l’utilizzo di cilindri a distanze sempre minori e setacci a maglie sempre più fini, permette di creare farine sempre meno granulose;

* con il mulino a pietra, la farina viene ottenuta schiacciando il chicco del grano tra due grandi pietre e poi, per raffinarla, viene utilizzato un setaccio, il ”buratto”. Con il mulino a pietra non si riesce a raggiungere il massimo livello di raffinazione, cioè non si arriva alla farina 00 ma al massimo solo alla farina tipo 0.

Ciò che differenzia le due tipologie di mulini è la velocità della macina che compromette, se troppo elevata, la qualità organolettica e nutrizionale del chicco. Il surriscaldamento generato dall’alta velocità del mulino moderno deteriora il chicco. Questo rischio non si corre con il mulino a pietra la cui velocità è sempre limitata.

Passeggiate sul Montello: itinerario ad anello da Volpago del Montello

Da Volpago del Montello, Chiesetta di S.Martino, Via Murada, S.Maria della Vittoria, Presa 15, Capitel dei Lovi, Stradon del Bosco, Postazione Mitragliatrice, Dorsale, Fontana Militare, Presa 16

Descrizione tecnica:

Partendo da Volpago del Montello parcheggio tra Via S. Carlo e Via Palladio si sale da Via S. Carlo per 100 m, all’incrocio con lo Stradon del Bosco si svolta a sinistra e si prosegue per 800 m fino ad arrivare alla presa 12 sulla destra, la strada si presenta all’inizio asfalta e successivamente sterrata, percorrerla fino a raggiungere la chiesetta dedicata a San Martino.

Per gli amanti della passeggiata c’è il percorso della Via Crucis di S. Martino dove in ogni stazione si possono leggere alcuni versi scritti da Papa Ratzinger.

Proseguire oltre la chiesetta per 100 m, al bivio andare a destra e dopo 800 metri svoltare a sinistra fino a raggiungere Via Murada dove si gira nuovamente a sinistra.

Risalire la strada fino ad arrivare alla dorsale e quindi svoltare a sinistra, dopo 1,8 km sulla destra si trova la Chiesa di Santa Maria della Vittoria.

Proseguire fino ad arrivare alla presa 15, imboccandola (solo il primo Km è sterrato poi la strada è asfaltata) si scende verso Nord, per visitare Capitel dei Lovi.

Al bivio prima di raggiungere la strada Panoramica si svolta a sinistra raggiunta la strada Panoramica si imbocca la stradina frontale in località Santa Mama percorrendola fino alla fine si arriva al capitello.

Per proseguire il percorso ritornare sulla strada Panoramica e svoltare a destra e procedere fino ad immettersi nello Stradon del Bosco, dopo appena 400 m sulla sinistra si può notare il cartello che indica il sentiero che porta alla postazione mitragliatrice di Ciano.

Ritornare sullo Stradon Del Bosco (dopo 4 Km sulla destra si incrocia un canale perpendicolare alla strada; per i più temerari, risalendo la costa a sinistra tenendo la direzione del canale, tra gli alberi del bosco si possono scorgere due piccole grotte, Tana Della volpe e Grotta sulla Riva).

Proseguire girando a sinistra in via 18 Giugno, risalire la Dorsale per 4,5 km (al km 3,6 sulla sinistra c’è la Fontana Militare) fino ad incrociare la presa 16 svoltare a destra, lungo la presa 16 troverete la nostra azienda agricola I frutti del Montello dove potete acquistare i nostri prodotti, per poi proseguire fino a raggiungere lo Stradon del Bosco dove si gira a sinistra e si prosegue per altri 4,5 Km, e incrociando Via San Carlo si gira a destra ed il parcheggio da cui si è partiti si trova a 100 m sulla sinistra.

Punti di partenza:

Volpago del Montello parcheggio in prossimità dell’incrocio tra Via S. Carlo e Via A. Palladio

Fontanelle d’ acqua potabile:

Presso la Casa degli Alpini vicino al Santuario Santa Maria della Vittoria, a Ciano appena immessi sullo Stradon del Bosco a sx ed in prossimità della presa 16 , Fontana Militare, 100 m prima della presa 14 a Venegazzú, subito prima di Via San Carlo/Via Murada.

http://www.montelloeprealpitrevigianedicorsa.run

Piccole Produzioni Locali: il progetto PPL Veneto

Siamo orgogliosi di aver aderito anche noi , nel 2020, al progetto Piccole Produzioni Locali (PPL) della Regione Veneto e ora vogliamo spiegarvi di cosa si tratta.

Il progetto mira a valorizzare i prodotti tipici del nostro territorio e della nostra tradizione garantendo al consumatore il vero prodotto a kilometri zero (km 0) e la sicurezza igienico-sanitaria degli alimenti prodotti e venduti.

Ogni azienda agricola che intende partecipare a questo progetto, dovrà individuare al suo in terno un “referente” che sarà adeguatamente formato, attraverso un percorso formativo, sulle buone pratiche e le norme di igiene e sicurezza alimentare.

I Servizi veterinari  e i servizi di Igiene Alimenti e Nutrizione delle Asl effettuano i sopralluoghi necessari e utili per la realizzazione dei laboratori che saranno adibiti alle lavorazioni degli alimenti.

Il paniere dei prodotti PPL è costituito da: salumi, insaccati e carni fresche; vegetali freschi ed essiccati, farine, conserve e confetture; miele e prodotti dell’alveare; pane e prodotti da forno; prodotti lattiero caseari; chiocciole vive e trasformate; prodotti della pesca e dell’acquacoltura; oli vegetali e aceti; birra e sidro.

Inoltre, i laboratori dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie effettua controlli analitici sui campioni alimentari. Questi controlli permettono di attestare il livello di sicurezza alimentare dei prodotti delle aziende, o di segnalare ai produttori eventuali criticità da risolvere.

Con il progetto PPL, l’imprenditore agricolo ha la possibilità di lavorare esclusivamente i propri prodotti e poter offrire al cliente alimenti di qualità derivanti direttamente dal suo lavoro agricolo.

Per quanto ci riguarda, i nostri prodotti PPL sono:

1. il miele, ovvero nel nostro laboratorio possiamo effettuare la smielatura e l’invasettamento del nostro miele;

2. l’olio extra vergine d’oliva, cioè possiamo anche effettuare l’imbottigliamento del nostro olio e.v.o. direttamente nel nostro laboratorio dopo averlo sottoposto ad analisi chimiche presso l’Istituto Zooprofilattico per verificarne il grado ci acidità.

… e ci auguriamo di poter presto ampliare ed arricchire il nostro paniere con nuovi prodotti.

LE ZEOLITI IN AGRICOLTURA

La zeolite a chabasite rispetto alle altre zeolititi si disperde meglio perché è maggiormente solubile in acqua e riesce a creare un maggior effetto barriera sulle foglie, perché una volta asciugata cristallizza e ha un effetto impermeabile sull’acqua.

CHE COS’È LA ZEOLITE?

Le Zeoliti sono minerali appartenenti al gruppo dei silicati. Formata da 52 specie mineralogiche differenti, caratterizzate dall’avere:

  • Struttura molto aperta, con cavità che variano dal 30% al 50% del volume del minerale.
  • Presenza di canali che collegano tra di loro le cavità del minerale e l’esterno del cristallo.
  • Proprio queste cavità (dette anche cavità extra-impalcatura tetraedrica), di diverse forme e volumi, e i canali che le mettono in contatto, anch’essi di diverse forme e volumi, sono ciò che permette di diversificare le Zeoliti in diversi minerali.

PERCHÉ SCEGLIERE DI UTILIZZARLE.

Le zeoliti sono state progressivamente utilizzate in varie aree di applicazione come l’industria, l’agricoltura, la protezione dell’ambiente e anche in medicina. Anche se non ci sono cifre certe sulla quantità totale di questi minerali nel mondo, alcuni paesi come Cuba, USA, Russia, Giappone, Italia, Sud Africa, Ungheria e Bulgaria, hanno importanti riserve e potenziali di produzione. Secondo i rapporti del 2001, il consumo totale di zeoliti era di 3,5 milioni di tonnellate. Il 18% di queste proveniva dalle loro risorse naturali e il resto dai sintetici. Più di quaranta zeoliti naturali sono state riportate da diversi gruppi di ricerca, e clinoptilolite, erionite, chabazite, heulandite, mordenite, stilbit e philipsite sono le più note. La più comune per le applicazioni agricole è la clinoptilolite, poiché ha elevate capacità di assorbimento, scambio cationico, catalisi e disidratazione.

LE ZEOLITI PROMUOVONO LA CRESCITA

Le zeoliti sono quindi utilizzate come promotori di una migliore crescita delle piante, migliorando il valore dei fertilizzanti, trattenendo il prezioso azoto e migliorando la qualità dei concimi e dei fanghi risultanti. Possono anche essere utilizzate come setaccio molecolare o mezzo di filtraggio.

LE CARATTERISTICHE DELLA ZEOLITE

ASSORBIMENTO DELL’ACQUA

Le zeoliti possono trattenere acqua fino al 60% del loro peso grazie ad un’alta porosità della struttura cristallina. Le molecole d’acqua nei pori potrebbero essere facilmente evaporate o riassorbite senza danni a tali strutture (Kocakuşak et al., 2001). Le zeoliti assicurano una riserva d’acqua permanente, fornendo un’umidità prolungata durante i periodi di siccità; promuovono anche una rapida ri-umidificazione e migliorano la diffusione laterale dell’acqua nella zona delle radici durante l’irrigazione. Questo si traduce in un risparmio nella quantità di acqua necessaria per l’irrigazione. Inoltre, l’alta capacità di assorbimento rende le zeoliti un vettore di pesticidi agricoli.

SCAMBIO IONICO

La zeolite con una carica negativa fornisce una trappola ideale per i cationi positivi come il sodio, il potassio, il bario e il calcio, e i gruppi con carica positiva come l’acqua e l’ammoniaca. Gli ioni carbonato e nitrato sono attratti dalla carica negativa delle zeoliti. Pertanto, i cationi metallici alcalini e quelli del suolo sono attratti allo stesso modo e l’acqua può essere assorbita dalle zeoliti (Mumpton, 1999). I cationi assorbiti sono relativamente mobili a causa della loro debole attrazione, e possono essere sostituiti usando le tecniche standard di scambio ionico, rendendo le zeoliti buoni scambiatori di ioni.

MIGLIORAMENTO DEL SUOLO

A differenza di altre sostanze che modificano il suolo (per esempio la calce), la zeolite non si decompone nel tempo, ma rimane nel suolo per migliorare la ritenzione dei nutrienti. Pertanto, la sua aggiunta al suolo ridurrà significativamente i costi dell’acqua e dei prodotti a base di microrganismi  trattenendo i nutrienti benefici nella zona delle radici.

UN TERRENO AERATO 

La struttura porosa della zeolite naturale aiuta a mantenere il terreno aerato e umido, nonché attivo per molto tempo. La zeolite non è acida ma marginalmente alcalina e il suo uso con i microrganismi può aiutare a tamponare i livelli di pH del suolo, riducendo così la necessità di applicare la calce.

Questo minerale è quindi molto vantaggioso nella costruzione di campi da golf e campi sportivi dove i costi di irrigazione e manutenzione che ne derivano possono essere molto consistenti.

Le Zeolititi possono essere utilizzate sia allo stato naturale, insieme ai tradizionali concimi naturali (stallatico, liquami zootecnici) e fertilizzanti di sintesi (sali solubili di Azoto, Potassio, Fosforo) o dopo arricchimento, naturale o artificiale in elementi nutritivi (Potassio, Ammoniaca).

GLI EFFETTI BENEFICI DELLE ZEOLITITI DIPENDONO DAL TIPO DI TERRENO, E LE QUANTITÀ E QUALITÀ DIPENDONO DAL TIPO DI COLTURA.

Infatti, ogni situazione è da valutare e i protocolli che utilizziamo sono creati da esperti del settore. Ma come agisce?

  • Neutralizza gli eccessi di acidità del terreno.
  • Cede il Potassio, nutriente per le piante, presente nelle Zeoliti in modo lento e graduale nel tempo.
  • Cattura il Potassio e l’Ammoniaca dai fertilizzanti e dai concimi per cederli gradualmente al terreno, in modo che non vengano subito dispersi.
  • Aumenta le quantità di nutrienti per le colture e diminuisce le perdite ad opera del dilavamento.
  • Rilascia Fosforo e rallenta il processo di retrogradazione del Fosfato monocalcico dei fertilizzanti.
  • Riduce l’assorbimento di elementi nocivi e radioattivi da parte delle colture.
  • In terreni sabbiosi aumenta la capacità di scambi cationici, aumenta la ritenzione idrica (trattiene maggiormente l’acqua disponibile per le colture) mantenendo lo stesso grado di permeabilità, e riduce l’escursione termica al suolo.
  • In terreni argillosi aumenta il grado di areazione del terreno e la sua permeabilità. Pertanto, l’aggiunta di queste rocce ai terreni (di qualsiasi tipo) porta a grossi vantaggi, sia economici , sia ambientali , sia in campo produttivo.

*Migliora la qualità delle colture.

*Aumento quantitativo delle colture.

*Meno fertilizzanti e concimi.

*Minor uso di acqua per l’irrigazione.

*Riduzione dell’inquinamento del sistema idrogeologico. Questi vantaggi sono stati provati da numerosi studi scientifici.

Va ricordato che l’aggiunta di Zeolititi in terreno fa in modo che queste diventino anch’esse parti del terreno, e rimangono per lungo tempo al suo interno, continuando a svolgere i loro effetti benefici.

www.emagea.it

Passeggiate sul Montello tra profumi e colori

Tra la prima e la seconda decade di giugno, lungo le vostre passeggiate sul Montello, potrete facilmente imbattervi nei profumi dei fiori di tiglio e di castagno.

I tigli in fioritura sono un’attrazione irresistibile per le api. Il miele di tiglio si presenta limpido e aromatico, cristallizza lentamente e in modo non granulato. Questo miele si distingue soprattutto per le proprietà che gli derivano dai fiori del tiglio, in particolare:

ha proprietà antispasmodiche e agisce sul sistema nervoso come calmante;

ideale per dolcificare la tisana alla sera, meglio ancora se infuso di fiori di tiglio in modo da abbinare le proprietà comuni e aumentarne l’azione efficace;

è consigliato a chi soffre di insonnia;

è indicato per alleviare gli stati di ansia.

ha proprietà protettrici per il fegato;

Ma ancora più dei tigli, il bosco Montello è ricco di alberi di castagno che potrete facilmente incontrare nelle vostre passeggiate e potrete anche sentire il ronzio delle api che bottinano il nettare dei suoi fiori.

Il miele di Castagno ha una consistenza  piuttosto liquida e il motivo risiede nella ricchezza di fruttosio che ne determina l’assenza di cristallizzazione. Le variazioni di colore e sapore dipendono dal tipo di castagno da cui proviene il miele, dal microclima naturale e dall’eventuale processo di raffinatura. Anche il tempo può determinare la diversità del prodotto, per esempio un’estate secca in genere produce un miele più robusto, poiché le api tendono a essere meno distratte dall’abbondanza di altri fiori e raccolgono il nettare unicamente dai fiori dei castagni. In generale, più il colore è scuro più il sapore è ricco e intenso.

Il miele di castagno è un’ottima fonte di proteine, vitamine B e C e di sali minerali, quali manganese, potassio, calcio e in particolare ferro. Come tutti i mieli, anche quello di castagno è molto calorico, 100 grammi apportano 300 calorie e quindi si consiglia di consumarlo in modeste quantità.

Questo miele possiede proprietà anti-infiammatorie e anti-batteriche superiori a quelle dei mieli dal colore e sapore più delicato; anche per questo è un ottimo alleato per la cura delle infezioni respiratorie quali tosse e raffreddore.

Quindi, d’ora in poi, quando a giugno vi ritroverete a fare la vostra bellissima passeggiata sul Montello fermatevi ad osservare anche i tigli e i castagni che la popolano e le api che dai loro fiori raccolgono il nettare per farlo diventare dell’ottimo miele.

Il fantastico mondo delle api: l’apicoltura in Veneto

L’apicoltura è quel fantastico mondo che si prende cura degli impollinatori più importanti del mondo: le api!

La collina del Montello, in provincia di Treviso, in Veneto, soprattutto nel mese di maggio diventa la collina delle api e del loro miele!

L’alveare accoglie una famiglia di api che può arrivare anche a 10 mila insetti capitanate da una sola regina che ha il compito di deporre le uova per mantenere in vita la famiglia stessa.

Oltre alla regina, le famiglie sono composte per la maggioranza da api operaie e, in primavera/estate, da fuchi cioè gli esemplari maschi.

Le api operaie, in base alla loro età, assumono dei compiti più o meno specializzanti: da pulitrici/spazzine a nutrici, da magazziniere a guardiane della “casa” per arrivare ad essere bottinatrici, ovvero coloro che trovano i fiori, ne raccolgono il nettare e il polline per poi portarlo in famiglia.

Insomma, un mondo speciale, articolato, complesso e meraviglioso che in poche righe si può solo “assaggiare”.

L’apicoltura racchiude in sé una grande passione per questi insetti così importanti per tutti noi e per l’ambiente.

Patate del Montello

CENNI STORICI

All’inizio del 1800, le truppe di Napoleone introdussero nel nostro territorio la patata, e più precisamente, la patata trovò maggiore diffusione attorno al 1890 nei comuni di Volpago del Montello, Giavera del Montello, Montebelluna, Crocetta del Montello e Nervesa della Battaglia (i 5 comuni che si divido il territorio del Montello).

Inizialmente, le patate venivano usate prettamente per l’alimentazione degli animali, solo successivamente si è iniziato ad apprezzarle come alimento umano.

PROPRIETA’ ORGANOLETTICHE DELLE PATATE DEL MONTELLO

Il successo di cui stanno godendo le patate del Montello è dovuto principalmente alla natura del terreno, di colore rosso, ricco di ferro, argilloso per cui trattiene a lungo l’umidità e accompagna in modo ideale la maturazione dei tuberi.

Analisi recenti hanno inoltre indicato nella Patata del Montello un consistente valore di antiossidanti.

Le patate sono ricostituenti e nutrienti; abbassano la pressione arteriosa: grazie al potassio contenuto nelle patate; sono diuretiche e depurative; utili per il sistema nervoso; svolgono un’azione di prevenzione antitumorale poichè nella buccia delle patate è presenta l’acido clorogenico, una sostanza antiossidante ad azione antitumorale; utili in caso di diarrea, sono remineralizzanti, altra proprietà utile in questi casi; conciliano il sonno; sono lenitive per lo stomaco; utili per le scottature della pelle.

LE VARIETA’ COLTIVATE                  

Bintje – medio tardiva, a pasta gialla, dalla forma molto irregolare, ottima per ogni uso alimentare);

Liseta – precoce, a pasta gialla, forma irregolare, adatta a tutti gli usi. è consigliato consumarla prima dell’inverno;

Monalisa – medio precoce, a pasta gialla, adatta a tutti gli usi;

Dèsirèe – tardiva, a pasta gialla con buccia rossiccia, molto compatta, ottima da fritto e da fetta. Si conserva benissimo per tutto l’arco dell’inverno;

Kennebec – tardiva, a pasta bianca, con tuberi di grossa pezzatura, ottima per gnocchi e per purè;

Cornetta del Montello – medio-precoce, a pasta gialla, dalla forma irregolare, di piccola pezzatura, ottima al forno;

Luciana – medio precoce, a pasta gialla intenso, adatta a tutti gli usi.

fiori acacia

Fiori di Robinia – miele di acacia

Cenni storici

E’ interessante conoscere l’origine del nome di quest’albero, non fosse altro perché il nome ROBINIA deriva da Jean Robin, il farmacista-botanico-giardiniere, curatore dell’Orto Botanico del Re di Francia che, nel 1601 portò per primo dalla zona montuosa degli Appalachi candesi, i semi di questa pianta in Europa.

Fu il naturalista  Carlo Linneo a dare il nome di Robinia pseudoacacia a quest’albero, in onore di quel Jean Robin che per primo fece germinare i suoi semi in Europa, nell’Orto Botanico di Parigi.

Fu poi lo stesso Robin nel 1662 a portare i semi degli alberi di Parigi in Italia, in quell’occasione li piantò nell’Orto Botanico di Padova, a sua volta i semi di quest’albero vennero poi portati anche in Germania, mentre nel 1778 Ottaviano Targioni-Tozzetti portò in Toscana i semi dell’albero di Padova, che furono piantati nell’Orto Botanico dell’Arcispedale di Santa Maria Novella di Firenze e successivamente nel Giardino dei Semplici.

Carlo Linneo, ispirandosi al botanico, istituì al tempo stesso anche il Genere ‘Robinia’ mentre il nome Pseudoacacia lo scelse per indicare che quest’albero somigliava, per lo meno nelle foglie, alle Mimose che appartengono al Genere ‘Acacia’.

Oggi in Italia, la Robinia pseudoacacia è conosciuta più col semplice nome di Acacia che non di Robinia, anche se, in molte regioni è più nota con variazioni dialettali locali ad esempio in Veneto: Cassia, Gadhìa, Gazìa.

Ai giorni nostri – i fiori di Robinia o pseudo acacia

Nel mese di maggio la collina del Montello si riempie di fiori di Robinia, del loro profumo intenso, del loro colore bianco misto alle foglie verdi di questa pianta e, passeggiando sotto il bosco di acacie, si può sentire senza troppa fatica l’incessante lavoro delle api che raccolgono il nettare dai fiori per poi trasformarlo in oro giallo: il miele di acacia!

L’olio di Neem in agricoltura

L’albero di Neem, ovvero l’Azadirachta indica, è un albero sempreverde di medio sviluppo, alto fino a 25 m, dalla chioma arrotondata.

Le foglie sono imparipennate composte con 5-15 foglioline allungate, sottili, lanceolate, di colore verde scuro e margine crenato.

Le infiorescenze a pannocchia si dispongono nella zona ascellare delle foglie.

frutti, che la pianta inizia a produrre dopo il suo quinto anno; sono drupe con un solo seme, con epicarpo sottile giallo-verdastro a maturazione e mesocarpo fibroso; dal sapore dolce-amaro.

Questa pianta può vivere circa 200 anni, è endemica della regione Indo-Pakistana e oggi viene anche coltivata in numerose zone tropicali.

L’Olio di Neem si ottiene generalmente per spremitura a freddo dei semi.

L’utilizzo dell’olio di Neem in agricoltura si deve principalmente ad un entomologo tedesco che nel 1959, durante una devastazione di cavallette in Africa, notò che le piante del Neem erano le uniche rimaste intatte al passaggio dell’insetto migratore.

L’attività antiparassitaria di questa pianta è efficace verso un numero elevato di insetti e si esplica con diverse modalità d’azione: diminuisce od inibisce la capacità di alimentarsi dell’insetto, repellente, regolatore di crescita, ormonale.