Il fantastico mondo delle api: l’apicoltura in Veneto

L’apicoltura è quel fantastico mondo che si prende cura degli impollinatori più importanti del mondo: le api!

La collina del Montello, in provincia di Treviso, in Veneto, soprattutto nel mese di maggio diventa la collina delle api e del loro miele!

L’alveare accoglie una famiglia di api che può arrivare anche a 10 mila insetti capitanate da una sola regina che ha il compito di deporre le uova per mantenere in vita la famiglia stessa.

Oltre alla regina, le famiglie sono composte per la maggioranza da api operaie e, in primavera/estate, da fuchi cioè gli esemplari maschi.

Le api operaie, in base alla loro età, assumono dei compiti più o meno specializzanti: da pulitrici/spazzine a nutrici, da magazziniere a guardiane della “casa” per arrivare ad essere bottinatrici, ovvero coloro che trovano i fiori, ne raccolgono il nettare e il polline per poi portarlo in famiglia.

Insomma, un mondo speciale, articolato, complesso e meraviglioso che in poche righe si può solo “assaggiare”.

L’apicoltura racchiude in sé una grande passione per questi insetti così importanti per tutti noi e per l’ambiente.

Benvenuti nel nostro blog – la ricchezza di un’azienda agricola del Montello

Cosa vuole dire avere un’azienda agricola sul Montello?

In questa sorta di diario vogliamo darvi alcune informazioni generali e degli approfondimenti che caratterizzano la nostra azienda agricola e il territorio in cui essa è inserita: il Montello.

In particolare vogliamo parlarvi dei prodotti naturali che utilizziamo per le nostre coltivazioni, del mondo delle api, dell’olio di extravergine d’oliva, delle patate del Montello e di tutto ciò che come azienda agricola ci sta a cuore per la produzione dei frutti che può dare la magnifica collina del Montello.

Patate del Montello

CENNI STORICI

All’inizio del 1800, le truppe di Napoleone introdussero nel nostro territorio la patata, e più precisamente, la patata trovò maggiore diffusione attorno al 1890 nei comuni di Volpago del Montello, Giavera del Montello, Montebelluna, Crocetta del Montello e Nervesa della Battaglia (i 5 comuni che si divido il territorio del Montello).

Inizialmente, le patate venivano usate prettamente per l’alimentazione degli animali, solo successivamente si è iniziato ad apprezzarle come alimento umano.

PROPRIETA’ ORGANOLETTICHE DELLE PATATE DEL MONTELLO

Il successo di cui stanno godendo le patate del Montello è dovuto principalmente alla natura del terreno, di colore rosso, ricco di ferro, argilloso per cui trattiene a lungo l’umidità e accompagna in modo ideale la maturazione dei tuberi.

Analisi recenti hanno inoltre indicato nella Patata del Montello un consistente valore di antiossidanti.

Le patate sono ricostituenti e nutrienti; abbassano la pressione arteriosa: grazie al potassio contenuto nelle patate; sono diuretiche e depurative; utili per il sistema nervoso; svolgono un’azione di prevenzione antitumorale poichè nella buccia delle patate è presenta l’acido clorogenico, una sostanza antiossidante ad azione antitumorale; utili in caso di diarrea, sono remineralizzanti, altra proprietà utile in questi casi; conciliano il sonno; sono lenitive per lo stomaco; utili per le scottature della pelle.

LE VARIETA’ COLTIVATE                  

Bintje – medio tardiva, a pasta gialla, dalla forma molto irregolare, ottima per ogni uso alimentare);

Liseta – precoce, a pasta gialla, forma irregolare, adatta a tutti gli usi. è consigliato consumarla prima dell’inverno;

Monalisa – medio precoce, a pasta gialla, adatta a tutti gli usi;

Dèsirèe – tardiva, a pasta gialla con buccia rossiccia, molto compatta, ottima da fritto e da fetta. Si conserva benissimo per tutto l’arco dell’inverno;

Kennebec – tardiva, a pasta bianca, con tuberi di grossa pezzatura, ottima per gnocchi e per purè;

Cornetta del Montello – medio-precoce, a pasta gialla, dalla forma irregolare, di piccola pezzatura, ottima al forno;

Luciana – medio precoce, a pasta gialla intenso, adatta a tutti gli usi.

fiori acacia

Fiori di Robinia – miele di acacia

Cenni storici

E’ interessante conoscere l’origine del nome di quest’albero, non fosse altro perché il nome ROBINIA deriva da Jean Robin, il farmacista-botanico-giardiniere, curatore dell’Orto Botanico del Re di Francia che, nel 1601 portò per primo dalla zona montuosa degli Appalachi candesi, i semi di questa pianta in Europa.

Fu il naturalista  Carlo Linneo a dare il nome di Robinia pseudoacacia a quest’albero, in onore di quel Jean Robin che per primo fece germinare i suoi semi in Europa, nell’Orto Botanico di Parigi.

Fu poi lo stesso Robin nel 1662 a portare i semi degli alberi di Parigi in Italia, in quell’occasione li piantò nell’Orto Botanico di Padova, a sua volta i semi di quest’albero vennero poi portati anche in Germania, mentre nel 1778 Ottaviano Targioni-Tozzetti portò in Toscana i semi dell’albero di Padova, che furono piantati nell’Orto Botanico dell’Arcispedale di Santa Maria Novella di Firenze e successivamente nel Giardino dei Semplici.

Carlo Linneo, ispirandosi al botanico, istituì al tempo stesso anche il Genere ‘Robinia’ mentre il nome Pseudoacacia lo scelse per indicare che quest’albero somigliava, per lo meno nelle foglie, alle Mimose che appartengono al Genere ‘Acacia’.

Oggi in Italia, la Robinia pseudoacacia è conosciuta più col semplice nome di Acacia che non di Robinia, anche se, in molte regioni è più nota con variazioni dialettali locali ad esempio in Veneto: Cassia, Gadhìa, Gazìa.

Ai giorni nostri – i fiori di Robinia o pseudo acacia

Nel mese di maggio la collina del Montello si riempie di fiori di Robinia, del loro profumo intenso, del loro colore bianco misto alle foglie verdi di questa pianta e, passeggiando sotto il bosco di acacie, si può sentire senza troppa fatica l’incessante lavoro delle api che raccolgono il nettare dai fiori per poi trasformarlo in oro giallo: il miele di acacia!

L’olio di Neem in agricoltura

L’albero di Neem, ovvero l’Azadirachta indica, è un albero sempreverde di medio sviluppo, alto fino a 25 m, dalla chioma arrotondata.

Le foglie sono imparipennate composte con 5-15 foglioline allungate, sottili, lanceolate, di colore verde scuro e margine crenato.

Le infiorescenze a pannocchia si dispongono nella zona ascellare delle foglie.

frutti, che la pianta inizia a produrre dopo il suo quinto anno; sono drupe con un solo seme, con epicarpo sottile giallo-verdastro a maturazione e mesocarpo fibroso; dal sapore dolce-amaro.

Questa pianta può vivere circa 200 anni, è endemica della regione Indo-Pakistana e oggi viene anche coltivata in numerose zone tropicali.

L’Olio di Neem si ottiene generalmente per spremitura a freddo dei semi.

L’utilizzo dell’olio di Neem in agricoltura si deve principalmente ad un entomologo tedesco che nel 1959, durante una devastazione di cavallette in Africa, notò che le piante del Neem erano le uniche rimaste intatte al passaggio dell’insetto migratore.

L’attività antiparassitaria di questa pianta è efficace verso un numero elevato di insetti e si esplica con diverse modalità d’azione: diminuisce od inibisce la capacità di alimentarsi dell’insetto, repellente, regolatore di crescita, ormonale.