IL SOVESCIO

Con questo articolo, vogliamo condividere con voi una delle tecniche che utilizziamo per le nostre coltivazioni: il sovescio.

Il sovescio può essere primaverile o invernale. Il sovescio è una coltura a perdere, cioè non è destinata alla raccolta, ma ha lo scopo di proteggere e migliorare il suolo. Le piante usate per questa pratica sono soprattutto leguminose, graminacee e brassicacee che dopo esser state falciate o allettate al terreno, vengono incorporate nel suolo per migliorare struttura e fertilità. Il sovescio oltre ad avere un’importante funzione fertilizzante, protegge il terreno e tenendolo coperto e consente di contenere le erbe spontanee.

Per le nostre colture estive, spesso utilizziamo il sovescio invernale per preparare con anticipo il terreno per la semina delle patate del Montello.

Vantaggi del sovescio invernale

  • Migliora la fertilità del suolo:

L’interramento della massa vegetale fornisce sostanze nutritive alle colture successive. 

  • Arricchisce il terreno di azoto:

Le leguminose, in particolare, fissano l’azoto atmosferico nel terreno, rendendolo disponibile per altre piante.

  • Migliora la struttura del suolo:

Le radici delle piante da sovescio aiutano a mantenere il terreno soffice e aerato, limitando l’erosione e migliorando la ritenzione idrica.

  • Mitiga il cambiamento climatico:

Aumenta la sostanza organica del suolo, migliorandone la capacità di immagazzinare carbonio.

  • Aiuta a controllare le infestanti:

La coltura di copertura compete con le erbe spontanee, limitandone la crescita durante l’inverno.

Tipi di piante per il sovescio

Tra le piante da sovescio, le famiglie più usate sono leguminose (apportano azoto e sono le più usate), graminacee (apportano carbonio), brassicacee (ha una funzione nematodicida, di riduzione dei nematodi e di arieggiamento del suolo) o crucifere. In genere si prepara un mix che abbia leguminose, brassicacee e graminacee.

Leguminose

  • favino
  • fave
  • trifoglio
  • veccia
  • pisello
  • soia
  • fagiolo
  • erba medica

Graminacee

  • grano
  • avena
  • segale
  • orzo
  • sorgo

Brassicacee

  • senape bianca
  • colza
  • daikon

Altre piante

  • facelia
  • grano saraceno

Elenco di benefici del sovescio

Arrivati a questo punto è chiaro quanto sia importante fare un sovescio per i nostri suoli. Vediamo di elencare i benefici di queste cover crops:

  • Riduzione dei costi di concimazione
  • Aumento della fertilità del suolo
  • Contenimento delle erbe spontanee
  • Diminuzione dell’erosione superficiale
  • Conservazione dell’umidità
  • Minor perdita di elementi nutritivi
  • Aggiunta di materia organica al suolo
  • Miglioramento della struttura del terreno
  • Pulizia del terreno dai nematodi

Con un mix di semi possiamo svolgere più funzioni e avere più benefici per il suolo: coprire il terreno, apportare azoto, lavorarlo meccanicamente con le radici e anche allontanare i nematodi.

Lo sciroppo di sambuco

La pianta di sambuco è molto diffusa nel nostro territorio e anche nel bosco Montello. Tra le varie ricette possibili con questa pianta, vi propongo una ricetta dello sciroppo di sambuco e non solo.

Il sambuco è un arbusto di medio-grandi dimensioni alto 5-10 metri. Possiede rami con midollo molto grosso, bianco e leggerissimo. Le foglie sono ovato-lanceolate ed appuntite, con margini seghettati.

La pianta di sambuco si trova nei boschi, nei prati e nelle campagne.

I fiori di sambuco sbocciano a maggio, sono piccolissimi, bianchi, profumati, riuniti in “ombrellini”, rivolti prevalentemente verso il basso, dove se ne trovano numerosissimi; sono da raccogliere quando i fiori sono aperti e i pistilli sono ancora freschi.

Attenzione però: in natura esistono varietà simili che sono però velenose per l’uomo, come nel caso del Sambucus ebulus, che presenta infiorescenze irregolari, con fiori bianchi dai petali a punta e stami rosa o rossi, quindi se non siete più che sicuri che siano commestibili non raccoglieteli.

Nel mese di maggio, mi diverto a fare tantissimo lo sciroppo di sambuco: lo preparo per l’estate, è molto dissetante e saporito.

Ingredienti:

15 ombrelli di fiori di Sambuco

4 limoni biologici

1 barattolo di vetro da 1 litro

750 grammi di zucchero

1 bicchiere di aceto di mele biologico

Procedimento:

* raccolgo i fiori ed elimino eventuali insetti o corpi estranei e i rametti più grossi dell’ombrello di fiori;

* taglio a fette sottili i limoni e faccio strati alternati di fiori e limoni all’interno del barattolo;

* riempio completamente il barattolo di acqua e lascio in infusione n frigo per 3 giorni;

* scolo tutto il liquido e strizzo limoni e fiori;

* metto a bollire aggiungendo lo zucchero e l’aceto;

* metto in vasetto il liquido molto caldo, chiudo bene il coperchio e lascio raffreddare finché si forma il sottovuoto.

Il nostro sciroppo di Sambuco è pronto.

All’occorrenza metterò un po’ di sciroppo nel bicchiere e ci aggiungerò l’acqua per ottenere una bevanda analcolica.

Oppure potrei fare il Cocktail Hugo.

Ingredienti per 1 drink

60 ml di vino bianco frizzante

60 ml di acqua gassata

30ml di sciroppo di sambuco

menta fresca

ghiaccio

Procedimento

Mettete in un calice ampio diversi cubetti di ghiaccio. Aggiungete il vino, un’acqua molto gassata e lo sciroppo di fiori di sambuco.

Mescolate il tutto e completate con foglie di menta fresca.

Ricetta autunnale: budino di cachi con olio d’oliva del Montello

L’OLIO D’OLIVA DEL MONTELLO: MODI DIVERSI PER APPREZZARLO

E’ autunno, molti produttori di olio extra vergine d’oliva della Pedemontana Veneta e del Montello si sono già recati nei frantoi con le loro olive e hanno già potuto assaggiare l’olio novello.

In concomitanza, ammirando il paesaggio che ci circonda, possiamo vedere dei bellissimi alberi colmi di cachi arancioni. I cachi sono dei preziosi alleati per la nostra salute che ci vengono regalati da Madre Terra ogni autunno: sono ricchi di fibre, vitamina C, vitamina A, potassio, fosforo, … insomma degli ottimi alleati per preparare il nostro organismo al freddo e per rinforzare il nostro sistema immunitario.

Allora, perché non associare i cachi all’olio extra vergine d’oliva appena spremuto?

Vi proponiamo un’esperienza di gusto straordinaria, una ricetta molto semplice ma anche molto buona: il budino di cachi!

Vi servono semplicemente:

1 caco maturo

1 cucchiaio di cacao amaro

olio extra vergine d’oliva del Montello o della Pedemontana Veneta.

In un mixer, mettere la polpa del vostro caco (se biologico, potrete mettere anche la buccia lavata) e il cacao.

Frullate tutto fino a quando otterrete un composto liscio; mettete in piccoli stampini monoporzione; riponete in frigo per una notte.

L’indomani, capovolgete lo stampino in un piatto in modo da far uscire il budino e… aggiungete un filo di olio extra vergine d’oliva novello (noi utilizziamo il nostro olio del Montello).

Buon appetito e fateci sapere se vi è piaciuta la nostra proposta.

Patate del Montello: come conservare la patate in modo naturale

La domanda che spesso ci viene posta dai nostri clienti, in questo periodo, è: “Come posso conservare al meglio le patate? come posso evitare la germinazione?”

Iniziamo con il dire che ogni tipo di patata e, perciò, anche la patata del Montello è un prodotto “vivo”, quindi non è possibile evitare totalmente la germinazione, soprattutto quando la temperatura esterna inizia a salire e la primavera si avvicina.

In ogni caso, ci sono delle tecniche naturali che si possono adottare per ritardare la germinazione delle patate e conservare al meglio le patate.

– Tenere le patate in un luogo fresco, arieggiato ma non umido;

– Coprire i tuberi con un panno, in modo che non siano esposte alla luce;

– METTERE 2 o 3 MELE assieme alle patate;

– Controllare regolarmente le patate e togliere eventuali germogli appena cresciuti.

Approfondiamo le nostre indicazioni:

* La presenza di umidità nel luogo in cui conserviamo le patate, favorisce la germinazione e/o il processo di marcescenza del tubero; è quindi importante riporle in luoghi asciutti, ben arieggiati e freschi (es. cantine e ripostigli).

* E’ utile anche tenere le patate al buio poiché, il contatto con la luce solare, fa diventare verdi le nostre patate a causa dello sviluppo della solanina che è una sostanza tossica (in questo caso vi consigliamo di non mangiare le patate verdi).

* Riponiamo delle mele assieme alle patate: le mele sviluppano etilene, un gas naturale, incolore e inodore che inibisce la crescita dei germogli delle patate quindi, mettere 2 o 3 mele in una cassettina o un sacchettino areato assieme alle nostre patate del Montello può essere molto utile.

* Infine, dopo aver seguito tutti i nostri consigli, ricordate di controllare regolarmente le patate in modo da eliminare prontamente i germogli che, nonostante tutto, possono essersi formati…

Ricordate: le nostre patate del Montello sono prodotti vivi!

Infine, abbiate un sano dubbio se le vostre patate non germogliano: esistono in commercio prodotti chimici che, cosparsi nei tuberi, riducono drasticamente la germinazione.

Noi, lavorando in modo naturale e biologico, non approfondiremo questa ipotesi che non appartiene al nostro modus operandi e, proprio per questo, vi consigliamo sempre di mangiare le nostre patate del Montello anche con la buccia.

CONOSCIAMO I NOSTRI COLLABORATORI

CONOSCIAMO I NOSTRI COLLABORATORI: oggi vi presentiamo Luca Mencaglia

La nostra piccola e giovane azienda I frutti del Montello ha sempre voluto puntare sulla qualità dei prodotti piuttosto che sulla quantità.
Per far questo, ogni anno seguiamo diversi corsi di formazione professionale che ci possano dar spunti di riflessione e idee di lavoro pratiche e sostenibili, per offrire ai nostri clienti prodotti di alta qualità, biologici e rispettosi dell’ambiente nel quale operiamo.
E poi, la grande differenza, la fanno le persone che abbiamo il piacere e l’onore di incontrare nel nostro cammino: persone autentiche, da un alto profilo umano e professionale, che hanno a cuore il rispetto della natura, del consumatore finale e dell’agricoltura sostenibile; insomma, sono le persone che condividono e arricchiscono i nostri valori, come LUCA MENCAGLIA, oleologo, oil maker, … di certo un esperto in materia di OLIVICOLTURA.

CHI E’?

Luca Mencaglia (Luca, come preferisce farsi chiamare) nasce nel 1982 a Corciano (PG), Umbria. Cresce nell’azienda agraria e frantoio di famiglia; già da giovane, parallelamente agli studi, opera nell’azienda raggiungendo importanti riconoscimenti qualitativi.
Dal 2006 diviene assaggiatore ed entra a far parte del panel professionale riconosciuto dal MASAF APROL PERUGIA. Nello stesso anno entra a far parte di importanti giurie nazionali ed internazionali.
Dal 2010 inizia consulenze ad aziende agricole e frantoi oleari in Italia e all’estero (Giappone, Turchia) con le quali, negli anni, vince più volte i vari concorsi nazionali ed internazionali oltre a sperimentare e sviluppare macchinari e ad ottimizzare la gestione agronomica finalizzata all’ottenimento di prodotto di altissima qualità ed alla giusta remunerazione aziendale.
Raggiunge anche l’autorizzazione a ricoprire il ruolo di capo panel.
Nel 2020 viene riconosciuto come OLEOLOGO DELL’ANNO dalla guida ‘Terre d’olio 2020’, ovvero miglior esperto dei processi di produzione dell’olio extra vergine d’oliva e nel 2023 riceve il premio di OIL MAKER dalla guida Lodo, ‘I migliori volti dell’Olio 2023’.
Dal 2023 si trasferisce in provincia di Treviso e continua ad effettuare consulenze tecnico-olearie e docenze in corsi professionali.

Oltre al profilo professionale molto elevato, di Luca apprezziamo la sua semplicità e l’umiltà, caratteristiche che non sempre si riescono a trovare in persone con un così alto profilo.

E’ Natale nell’alveare: le api formano il glomere

E’ Natale nell’alveare: le api formano il glomere

Anche nell’alveare è Natale: ma cosa succede nel periodo natalizio all’interno dell’alveare? All’interno dell’alveare le api formano il glomere.

Mentre noi, nelle nostre case, stiamo festeggiando le feste di Natale con i nostri cari, nell’alveare si continua a lavorare anche se più lentamente che in altri periodi.

Quando la temperatura esterna inizia ad arrivare attorno ai 10°C, le api formano il glomere e l’ape Regina pian piano diminuisce la deposizione delle uova, fino ad interromperla completamente.

Il glomere è il cumulo di api, a forma di cuore, che si stringono tra di loro per riscaldarsi; abitualmente, l’ape Regina è all’interno del glomere, circondata dalle api più giovani, mentre le api più vecchie, sapendo di avere vita breve, si sacrificano per l’intera famiglia e si dispongono all’esterno. Questo cuore è sempre in movimento, è sempre pulsante: quando le api all’interno si sono scaldate, si spostano verso l’esterno e le api che erano all’esterno, procedono verso l’interno per aumentare il proprio calore corporeo.

Attraverso il loro battito di ali, le api producono calore e mantengono una temperatura di circa 36° centigradi.

Con l’aumentare della temperatura esterna e con l’arrivo del nuovo polline (es. polline di Nocciolo e Calicantus), la Regina ricomincerà pian piano a deporre le uova e così la famiglia inizierà ad aumentare ancora.

Durante l’inverno le api si nutrono del miele che hanno immagazzinato durante i periodi più caldi o, in assenza, con le integrazione che l’apicoltore avrà fornito loro. Le api meno intorpidite dal freddo, vanno a prendere il cibo nei favi e poi lo distribuiscono alle altre sorelle.

Quindi, abbiamo capito che le api non vanno mai in letargo; anche in inverno, continuano a lavorare per la sopravvivenza della famiglia: questa è una delle tante meraviglie dell’alveare, una vera e propria “magia di Natale”.

Per approfondire e conoscere meglio il fantastico mondo delle api, nella nostra fattoria didattica accogliamo gruppi di scolaresche e proponiamo anche delle giornate a tema aperte ad adulti e bambini.

La tradizione natalizia dei presepi lungo le strade del Montello

La tradizione natalizia dei presepi: da Assisi alle strade del Montello

Durante le festività di Natale, facendo una passeggiata lungo le strade del Montello, sarà possibile ammirare dei bellissimi presepi costruiti nelle radici e nelle cavità di grandi alberi (es. querce, faggi, castagni, …) o nei capitelli.

Inoltre, la comunità di Santa Maria della Vittoria, ogni anno, in occasione della festività dell’Epifania, organizza il presepe Vivente, con l’arrivo dei Re Magi a cavallo seguito da un rinfresco attorno al fuoco.

Questo evento, che conclude le feste di Natale, è una sacra rappresentazione vivente che narra le vicende che hanno portato alla nascita del Bambin Gesù. Oltre ai figuranti sono presenti nelle scene anche molti  animali (asino, bue, pecore, agnelli, capre, cavalli).

I presepi sono una tradizione natalizia popolare in Italia e in altri paesi cristiani, spesso esposti nelle case, nelle chiese e negli spazi pubblici durante le festività natalizie.

Le origini del presepe risalgono all’Italia del XIII secolo. Secondo la leggenda, San Francesco d’Assisi creò il primo presepe nel 1223 nella città di Greccio dopo aver visitato Betlemme ed essere stato ispirato a ricreare l’ambientazione della nascita di Cristo. Utilizzando persone e animali reali, mirava ad aiutare gli spettatori a immaginare e riflettere sugli eventi storici. Ciò ha lanciato una forte tradizione di costruzione di presepi elaborati in Italia e oltre.

Oggi, i presepi sono disponibili in tutte le dimensioni e adattamenti creativi, pur conservando le figure centrali della Sacra Famiglia, angeli, pastori, Magi e animali presenti alla nascita di Cristo in un ambiente umile e stabile. Si va da semplici esposizioni fatte in casa a scene elaborate che occupano intere stanze e incorporano villaggi dettagliati, fondali di campagna, acqua corrente e centinaia di figure. Il presepe rimane un modo apprezzato per condividere visivamente la storia del Natale e celebrare la stagione.

Per le vostre passeggiate, potete prendere spunto anche da alcuni percorsi di seguito riportati:

https://www.montelloeprealpitrevigianedicorsa.run/2022/12/22/itinerario-n-66-alla-scoperta-dei-presepi-nel-bosco-del-montello/

La natura e i suoi benefici tra salute e giochi all’aria aperta

Bosco di alberi verdi

Alcuni studi internazionali evidenziano come l’uomo si sia evoluto in ambienti naturali, ma l’urbanizzazione, l’industrializzazione e il passaggio a stili di vita sedentari abbia allontanato molte persone dalla natura, privandole dei benefici per la salute associati alla luce naturale, al verde, alla biodiversità locale, ai paesaggi naturali.

Il 75% della popolazione europea, oggi, vive in ambienti urbani che dimostrano una significativa mancanza di spazio naturale.

Noi, generalmente, trascorriamo il 90% della nostra giornata al chiuso!

Inoltre, sono proprio le persone più sensibili come i neonati ed i bambini, le donne in gravidanza, gli anziani, le persone con patologie fisiche o mentali, ad uscire ancora meno all’aperto, subendo maggiori conseguenze dal mancato contatto con la natura urbana ed extra- urbana.

Le opportunità di stare all’aperto a contatto con la natura dei bambini sono diminuite (i bambini sono tenuti in casa e trasportati in auto per la preoccupazione dei pericoli sociali e da traffico; la tendenza dei genitori della classe media a impegnarsi in una ” educazione concertata ” : iscrivere i bambini in molte attività extracurriculari, ha lasciato ai bambini poco tempo non strutturato; il richiamo degli schermi (televisione, videogiochi, telefonini); lo spazio di ricreazione nel cortile scolastico si è ridotto)).

Dal 2018, è emerso un nuovo fenomeno per i nostri bambini.  Sebbene non sia (ancora) considerato una diagnosi medica, è il sottoprodotto comportamentale che spesso osserviamo nei nostri figli senza saperlo, informalmente definito “disturbo da deficit di natura” (Louv, 2005).  Come genitori, riconoscere il bisogno fondamentale dei nostri figli di giocare all’aperto è intuitivo. 

È facile immaginare come il gioco all’aperto, in cui i bambini sperimentano l’esercizio fisico naturale, l’aria fresca e un maggiore accesso ai loro sensi, possa essere collegato alla salute sociale, mentale e fisica

Eppure, stiamo seriamente lottando per soddisfare questa esigenza intrinseca.

Perché? Per molti di noi, il motivo può essere attribuito ai nostri impegni di lavoro e alla mancanza di accesso (o di interesse) per la natura.  Ma la causa numero uno di questo cambiamento è il nostro rapporto più passivo con l’epidemia di sedentarietà e la pacificazione da schermo portatile.  La maggior parte di noi approva e modella questo nuovo stile di vita per i nostri bambini e ragazzi.  I risultati della ricerca ci chiamano all’azione più che mai.  I nostri bambini hanno bisogno di tornare all’aria aperta.

A lungo termine, i bambini che crescono con abitudini di gioco all’aperto sviluppano una preferenza per l’aria aperta e l’attività fisica.  Le ricerche suggeriscono che in genere percepiscono l’ambiente in un modo che contrasta categoricamente con quelli che crescono isolati da esso (Lee, 2012).  I bambini cresciuti nella natura diventano adulti più propensi a cercare esperienze naturali come il sole, la pioggia, il suono della brezza tra gli alberi, la sensazione dell’erba, ecc.  In questo modo si coltiva una propensione a praticare abitudini naturali, a basso costo e a favore dell’ambiente, come l’escursionismo, il giardinaggio, il jogging, la bicicletta, ecc. 

Mandare i nostri figli a giocare all’aperto non è solo uno svago (sia per i bambini che per i genitori) che può essere eliminato dall’infanzia senza alcun ricorso allo sviluppo.   Prove schiaccianti indicano che giocare abitualmente all’aperto è vitale per la salute fisica, cognitiva, sociale ed emotiva della nostra attuale generazione di bambini (Clements, 2004).

Di seguito sono riportati un elenco, basato su prove, per ricordarci perché portare i nostri bambini all’aria aperta, ogni giorno, è fondamentale per il loro sviluppo, la loro salute e il loro benessere.

10 ragioni basate sull’evidenza per cui i nostri bambini hanno assolutamente bisogno di giocare all’aperto:

1) Il gioco all’aria aperta migliora la capacità di apprendimento dei bambini.

Gli studi sulle modalità di apprendimento dei giovani hanno dimostrato che i bambini acquisiscono conoscenze attraverso il gioco, la sperimentazione, l’esplorazione e la scoperta (Johnson et al., 2005).  Ognuna di queste abilità viene esercitata durante il gioco all’aperto (Moore &Wong, 1997).  Inoltre, giocare all’aperto aumenta il flusso sanguigno al cervello, che fornisce l’ossigeno e il glucosio necessari per i processi di apprendimento.  L’aumento del livello di “fattore neurotrofico derivato dal cervello” porta a una maggiore capacità di apprendimento (Gomez-Pinilla et al., 2008).

Bambini in fattoria didattica mentre impastiano il pane

2) Il gioco all’aperto aumenta la capacità di memoria del bambino.

Il vigore fisico che accompagna il gioco all’aria aperta stimola le cellule di una regione cerebrale chiamata giro dentato, collegata alla memoria (Bruel-Jungerman et al., 2005).   Le ricerche confermano anche che i bambini con uno stile di vita cardiovascolare attivo mostrano volumi bilaterali dell’ippocampo maggiori e prestazioni superiori nei compiti di memoria relazionale rispetto ai bambini più sedentari (Chaddock et al., 2010).  Oltre a migliorare il funzionamento del cervello, giocare all’aria aperta crea ricordi qualitativamente più ricchi, più significativi e più preziosi rispetto a quelli creati durante la sedentarietà in casa.

3) Il gioco all’aria aperta è scientificamente collegato alla riduzione dei problemi di attenzione come l’ADHD.

Esiste un legame tra i problemi di attenzione e la privazione del gioco in natura (Kuo&Faber Taylor, 2004).  Dopo intervalli giornalieri di routine trascorsi nella natura, la gravità e la frequenza dei sintomi dei bambini affetti da disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) sono comunemente ridotte.  È stato inoltre riscontrato che l’ADHD è significativamente meno diffusa nei bambini di famiglie cresciute con abitudini di gioco nella natura (Kuo&Faber Taylor, 2004).

4) Il gioco all’aperto promuove la creatività.

L’ambiente esterno offre stimoli unici che catturano l’attenzione e l’interesse dei bambini.  Risorse naturali come rocce, fiori, bastoni, terra, ecc. sono prontamente disponibili per l’esplorazione e la curiosità dei bambini.  Poiché gli elementi naturali sono materiali aperti, le possibilità di gioco immaginativo sono illimitate.  Durante il processo di reinvenzione di queste risorse naturali, il bambino sviluppa ed esercita le abilità fondamentali di problem-solving, pensiero divergente e creatività (Bento&Dias, 2017).

Attività creativa nel bosco con materiali naturali: i bambini creano la loro opera d’arte

5) Il gioco all’aperto riduce lo stress, l’ansia e l’irritabilità.

Il tempo trascorso all’aperto è stato collegato alla riduzione dello stress e alla prevenzione della depressione (Douglas, 2005; Wells & Evans, 2003). Korpela e Hartig (1996) indicano che, per i bambini, il semplice fatto di trascorrere del tempo nella natura, giocando o meno, scioglie la tensione.  Le “valvole di sfogo” fisiche, emotive e sensoriali fornite organicamente dalla natura stanno diventando pericolosamente scarse nella vita dei bambini di oggi.

6) Il gioco all’aperto aumenta l’accesso del bambino alla gioia incondizionata.

Le ricerche indicano che i figli di genitori che hanno favorito le relazioni con il mondo naturale sono più sani e più felici, oggi e in età adulta (Kemple et al., 2016; Bohling-Phillipi, 2006; Thomas &Harding, 2011).  Il benessere olistico degli esseri umani è influenzato in modo significativo dalla qualità e dalla frequenza del contatto con i sistemi e i processi naturali (Kellert, 2005), una relazione che viene descritta come la nostra “affinità biologica intrinseca per l’ambiente naturale” (p. 49).  I ricercatori, biologi, psicologi e psichiatri che hanno studiato questo fenomeno indicano che la causa è legata alla nostra crescente comprensione di una connessione innata “uomo-natura” (Kellert, 2005). 

7) Il gioco all’aperto migliora significativamente la salute fisica.

Il vero beneficio del gioco all’aperto è che, quando i bambini crescono giocando all’aperto, si perdono in esso, facendo ciò che gli viene naturale.  Pur utilizzando i muscoli, bruciando calorie e mantenendoli flessibili, i bambini non vivono il gioco fisico come esercizio fisico (Green &Hargrove, 2012).  Le ricerche indicano che lo sviluppo della motricità fine e grossolana viene utilizzato in modo significativo durante il gioco all’aperto (Kemple et al., 2016; Thomas &Harding, 2011).  Inoltre, il gioco all’aperto migliora la funzione polmonare, contribuisce alla salute di muscoli, ossa e articolazioni e rafforza il cuore (Bell et al., 2008).

8) Il gioco all’aperto è statisticamente collegato alla protezione dei bambini dalla miopia.

Negli ultimi decenni la miopia è diventata sempre più comune tra i bambini piccoli.  È legata al tempo eccessivo che i bambini trascorrono guardando materiali retroilluminati come gli schermi elettronici (Rose et al., 2008).  Secondo uno studio pubblicato sul Journal of the American Academy of Optometry (2009), la miopia nei bambini si verifica oggi a un tasso di 6 bambini su 10 che trascorrono da 0 a 5 ore all’aperto, a settimana.  Il rischio scende a 2 su 10 quando il tempo trascorso all’aperto aumenta a 14 ore o più (Reutgers, 2009). La relazione tra l’uso di schermi ravvicinati, come tablet retroilluminati, dispositivi di gioco, smartphone, ecc. e la miopia è prevenibile e profonda.

9) Il gioco all’aperto è istintivo e generazionale.

Il gioco all’aria aperta attinge alla memoria codificata nel DNA, collegandoci a emozioni, schemi di pensiero e frammenti di esperienza che sono stati trasmessi di generazione in generazione in tutti gli esseri umani. I nostri antenati si affidavano alla forza fisica, all’acutezza di osservazione e al rapporto con l’ambiente. Nel nostro mondo moderno, il gioco non strutturato all’aperto ci permette di accedere a profondità di coscienza legate alla nostra “lunga eredità di un’ascendenza nomade” (Olsen, 1976).  Questo non è solo naturale, ma è essenziale per la nostra salute.

10) Il gioco all’aria aperta coltiva una relazione che dura tutta la vita tra gli esseri umani e il nostro pianeta.

I bambini che hanno coltivato i loro rapporti con il mondo naturale (anziché eliminarli) hanno maggiori probabilità di possedere un profondo e costante interesse per la conservazione, la protezione e la priorità della salute fisica del nostro pianeta che sostiene la vita (Thomas &Harding, 2011; Phenice&Griffore, 2003; Fjortoft, 2001; Sobel, 1996).  Coltivare questo rapporto tra persone e natura è lo strumento principale per proteggere la Terra per le generazioni future (Kellert, 2005).  Il nostro pianeta è un dono e la crescita di esseri umani che lo valorizzano è importante quanto la vita stessa.

Fonte: Jessica S. Winn, LMFT, PsyD

Inoltre, la biofilia, ovvero l’amore e l’attrazione dell’essere umano per la natura, ci insegna che una sola giornata in una zona boschiva fa aumentare mediamente del 40% il numero di cellule killer nel sangue.

Le cellule killer individuano ed eliminano virus, batteri e potenziali cellule cancerose in maniera più efficace del solito.

Due giorni consecutivi nella natura aumentano del 50% i Natural Killer i globuli bianchi che contrastano i tumori ed i virus.

E comunque chi passa una sola giornata in un bosco si ritrova per una settimana con una quantità di cellule killer naturali nel sangue superiore al normale, anche senza più ritornare nel bosco in questo periodo.

Dopo una vacanzina di 2 o 3 giorni nei boschi, il numero di cellule killer naturali aumenta e si mantiene a questo livello addirittura per 1 mese!

Ma allora… se abbiamo tutto questo bisogno e tutti questi benefici nello stare in natura e nel bosco perchè non approfittare di realtà presenti nel territorio come le Fattorie Didattiche?

La nostra Fattoria Didattica “I frutti del Montello” offre numerosi percorsi didattici sia per le scuole che per le famiglie e per l’estate dei vostri bambini. Abbiamo scelto di creare la nostra realtà didattica all’interno del Bosco Montello e proprio il bosco, con la sua ricchezza, è il nostro vicino di casa.

Fonte: “Effetto biofilia – il potere di guarigione degli alberi e delle piante” Clemens G. Arvay

L’olio d’oliva

L’OLIO D’OLIVA: alcuni cenni per riuscire a riconoscere un prodotto di qualità

Oggi voglio darvi qualche indicazione su come riconoscere un olio d’oliva di ottima qualità senza avere la pretesa di essere esaustiva perché, l’argomento è molto complesso ed articolato ma a mio avviso, vale la pena di iniziare a conoscere e saper distinguere la qualità dei prodotti che portiamo nelle nostre tavole.

Gli oli d’oliva si possono suddividere sostanzialmente in 4 tipologie:

* OLIO di SANSA: è l’olio estratto dalla poltiglia o rimanenza solida della prima fase di estrazione dell’olio; viene estratto attraverso l’uso di solventi chimici a base di petrolio. E’ un olio di scarsissima qualità.

* OLIO D’OLIVA RAFFINATO: è un olio che alla base è rancido e che viene trattato chimicamente per eliminare i difetti gustativi; anche questo è un olio di scarsissima qualità.

* OLIO DI OLIVA VERGINE: è un olio di buona qualità, non è raffinato e per legge può avere un’acidità tra lo 0,8% e il 2%, fattore che lo contraddistingue dall’olio evo.

* OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA: è il migliore olio d’oliva che possiamo portare nelle nostre tavole. Ha un altissima qualità, è il più sano, non è assolutamente raffinato industrialmente e, per la sua produzione, non viene usato nessun prodotto di origine chimica. E’ l’olio estratto direttamente dalla spremitura delle olive e possiede sapori e aromi forti e persistenti. La sua acidità deve essere inferiore allo 0,8%.

Perché il nostro olio extra vergine di oliva è così speciale?

Il nostro olio extra vergine d’oliva è un olio derivato dall’attento lavoro di ogni fase di produzione.

Iniziamo con la cure delle piante: la potatura viene fatta solo ed esclusivamente a mano, la concimazione viene eseguita con prodotti di origine animale (come il letame maturo) e la protezione delle piante da attacchi dei parassiti, viene eseguita con prodotti di origine vegetale come la zeolite ed i micro-organismi.

La raccolta delle olive è eseguita solo manualmente, stendendo a terra delle reti e poi facendo cadere le olive. Le reti proteggono le olive durante la caduta e ci permettono di raccogliere solamente le olive fresche evitando quelle che naturalmente erano cadute a terra perché presentavano delle anomalie.

Raccogliamo le nostre olive quando sono all’incirca a metà della loro maturazione per ottenere un olio migliore.

Successivamente, le olive e alcune foglie cadute durante la lavorazione, vengono sistemate in cassette areate di piccole dimensione, sia per garantire un costante passaggio di aria sia per evitare che l’eccessivo peso schiacci e rovini le olive poste più in basso.

Solo qualche ora prima della fase di lavorazione in frantoio, le olive vengono pulite dalle loro foglie “di protezione”; in ogni caso, dalla fase di raccolta alla fase di molitura in frantoio non trascorrono mai più di 24 ore, per garantire una qualità superiore.

Arriva il momento di portare le olive in frantoio: le olive vengono pesate, lavate e lavorate a basse temperature (inferiori ai 27°C) per darci un olio extra vergine d’oliva estratto a freddo.

Attendiamo con gioia la lavorazione in frantoio e torniamo a casa con il nostro olio e.v.o. in appositi recipienti di acciaio inox.

Successivamente, facendo parte del progetto Piccole Produzioni Locali (PPL) della Regione Veneto, portiamo annualmente alcuni campioni del nostro olio all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie per verificarne, in primis, l’acidità.

Con orgoglio possiamo comunicare che per l’annata 2022/2023 le acidità dei nostri campioni sono risultate essere tutte molto basse. Infatti, le acidità del nostro olio e.v.o. sono inferiori o uguali allo 0,06%, ovvero di gran lunga molto inferiore al valore massimo consentito dalla legge. Questo indica, assieme ad altri parametri, L’ALTISSIMA QUALITA’ DEL NOSTRO OLIO E.V.O.

Dopo un periodo di decantazione, nel nostro laboratorio procediamo all’imbottigliamento e all’etichettatura dell’olio evo certi di poter dare ai nostri clienti un prodotto degno di nota.

Dal chicco alla farina

Dal chicco alla farina

Se d’estate siete venuti a fare le vostre passeggiate lungo le prese del Montello, vi sarà capitato di incontrare dei meravigliosi e dorati campi di grano.

Oggi vi vogliamo presentare il nostro frumento rigorosamente coltivato sul Montello, senza l’uso di diserbanti e macinato a pietra.

Due varietà diverse ma ugualmente interessanti.

Il Grano Verna

Il Verna nasce negli anni ’50 in Toscana, il suo nome viene dal Monte Verna nelle Foreste Casentinesi dove i frati erano soliti coltivare questa varietà. Oggi è diffuso soprattutto in Valdichiana e in Val d’Orcia, ma tutta Italia ne sta tornando ad ammirare le caratteristiche. C’è stata infatti una riscoperta di questo cereale, per lungo tempo gli era stato dato poco credito per via della resa produttiva non elevata, ma oggi, che c’è molto più interesse per la qualità dei prodotti e si ricercano sempre alternative locali particolari, il Verna è stato riscoperto ed è molto apprezzato.

A tutti gli effetti è un prodotto eccellente dalle grandi potenzialità. A livello di valori nutrizionali contiene infatti un contenuto di proteine totali modesto (15%), costituito soprattutto da albumine, glicoproteine e globuline. Tra queste proteine si trova anche il glutine (che rende questo grano molto adatto alla panificazione ma non indicato a chi soffre di celiachia). É importante sottolineare che una farina di grano Verna contenga solo lo 0,9% di glutine rispetto a una farina comune ottenuta da grano moderno (generalmente questi prodotti hanno un 14% di glutine) quindi è decisamente adatta a chi soffre di intolleranze leggere e vuole limitare il consumo di glutine ma non eliminarlo del tutto dalla propria dieta.

Il Grano Solehio

Il grano Solehio, frumento panificabile, è decisamente più moderno ma è un frumento di ottima qualità e pianificabilità, ha una forza (W) che si aggira tra i 170 e i 200.

La lavorazione a pietra permette di trasformare l’intero chicco del grano, riducendo al minimo la perdita di fibre, vitamine e minerali, oltre a rendere gli zuccheri più semplici da assimilare.

Pur contenendo tutte le parti del chicco, questa farina ha una granulometria molto fine, che la rende molto versatile e adatta alla preparazione di pane, pizza, focacce, pasta fresca ma anche crostate e biscotti.

La lavorazione

Come tutte le farine, anche quella di grano Verna e di grano Solehio possono essere ottenute mediante un mulino di tipo moderno oppure mediante un mulino in pietra:

* con il mulino di tipo moderno, i chicchi vengono macinati e frantumati mediante un meccanismo a cilindri che muovendo un setaccio che oscilla, trattiene la parte più esterna del chicco, la crusca, e produce la prima farina piuttosto grossolana. Questo primo processo dà avvio a quello che viene chiamato “processo di abburattamento” della farina che ripetendosi, con l’utilizzo di cilindri a distanze sempre minori e setacci a maglie sempre più fini, permette di creare farine sempre meno granulose;

* con il mulino a pietra, la farina viene ottenuta schiacciando il chicco del grano tra due grandi pietre e poi, per raffinarla, viene utilizzato un setaccio, il ”buratto”. Con il mulino a pietra non si riesce a raggiungere il massimo livello di raffinazione, cioè non si arriva alla farina 00 ma al massimo solo alla farina tipo 0.

Ciò che differenzia le due tipologie di mulini è la velocità della macina che compromette, se troppo elevata, la qualità organolettica e nutrizionale del chicco. Il surriscaldamento generato dall’alta velocità del mulino moderno deteriora il chicco. Questo rischio non si corre con il mulino a pietra la cui velocità è sempre limitata.